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Schächter Conte Maurizio

artista Schächter Conte Maurizio
Schächter Conte Maurizio

Nasce nel 1952 da padre napoletano e madre viennese, ai quali deve sin da bambino conoscenza e amore per l’arte in tutte le forme espressive. Esprime precocemente attitudine al disegno che coltiverà negli anni e nei successivi studi di architettura, durante i quali la fotografia diviene necessario strumento di conoscenza e rappresentazione che si consolida successivamente quale possibilità espressiva autonoma che coltiverà nel privato. Solo nel 2012 esordisce pubblicamente partecipando al suo primo concorso fotografico, utilizzando il cognome della madre cui deve molto per la formazione della sua sensibilità artistica, ne sfiora la vittoria e riceve autorevoli incoraggiamenti a proseguire. Nel 2015 partecipa al suo secondo concorso, “Napoli all’alba del Novecento”, due foto sono selezionate ed esposte nella mostra dei finalisti al PAN di Napoli e risulta vincitore del primo premio. Nel 2016 è invitato dalla galleria Hde di Napoli ad esporre la personale “MoltepliciOrizzonti” con la quale inaugura pienamente il suo percorso artistico avviando un'intensa partecipazione a mostre collettive in Italia e ricevendo numerosi riconoscimenti. Tra questi nel 2017 l’opera Giardino verticale (multiplo n.1/3 150x100) entra a far parte della collezione permanente del MACA di Acri (CS) e due foto sono selezionate e poste in mostra a Trieste nella sezione “Architecture” del concorso “Urban Photo Awards – Urban Life: fotografia Urbana”. Nel 2018 è finalista al premio “Rospigliosi Art Prize” e nel 2019, nuovamente finalista, risulta vincitore nella categoria “Over 30 Sezione Fotografia”, premiato con l'acquisizione in collezione privata dell'opera Geometrico n.1 (multiplo n.1/5 70x105); nello stesso anno riceve il premio per la miglior fotografia assegnato all’opera Dune elettriche nella collettiva “Arte sotto le stelle” a Montesilvano (PE). Nel 2020 è invitato dalla galleria Vittoria di Roma alla mostra “Mascherine della Vittoria”; riceve il Premio della Critica per la fotografia nella IV edizione della “BeneBiennale” di Benevento nel cui ambito tiene una conferenza su Realtà ed Astrazione nella (mia) ricerca fotografica; riceve una Menzione di Merito al 47° Premio Sulmona per l’opera Orizzonti; è invitato ad esporre 30 scatti in una mostra fotografica virtuale nell’ambito del convegno internazionale “Transitional Landscapes” promosso dalla Fondazione Annali dell’Architettura e delle Città e curato dal DiARC dell’Università Federico II. Nel 2021 la rivista web Arte&Società pubblica un’intervista, una riflessione sulla sua ricerca poetica e dodici sue opere; l’opera Tempo sospeso è scelta per la copertina del catalogo della collettiva “2021 Dialoghi sulla Contemporaneità” presso il Museo Crocetti di Roma; nell’ambito di Roma Art’s week è invitato presso l’ArtStudio/Gallery ad esporre in una doppia personale dal titolo “Assonanze” per la quale presenta opere della serie Astratto Urbano; l’opera Astratto con colonna (multiplo n.1/7 60x90) entra a far parte della collezione permanente del MAC di Teora (AV).

Nel 2022 pubblica un saggio fotografico di 30 scatti nel volume Transitional Landscapes a cura del DiARC dell’Università Federico II di Napoli. Nel 2023, su invito dell’Assessorato al Governo del territorio della Regione Campania, pubblica un saggio fotografico di 30 scatti nel volume del Piano Paesaggistico Regionale. Sue opere sono acquisite in collezioni private, in luoghi istituzionali e in collezioni permanenti di Musei di Arte Contemporanea e pubblicate negli annuari d'arte “Percorsi d’Arte in Italia” edizioni 2017 e 2018, “Panorama dell'Arte Contemporanea in Italia” edizione 2019, “CAI Catalogo Artisti Italiani” edizione 2020, 2021 e 2022. Dal 2020 è docente presso il DiARC dell’Università Federico II di Napoli con il corso “Lo sguardo dell’architetto. Fotografia e progetto”.

LA MIA RICERCA
Le opere qui presentate sono parte della serie “Astratto Urbano”, fondamentale filone espressivo all'interno della più ampia ricerca sulla trasfigurazione astratta del reale, oggetto di un’esplorazione determinata e paziente dovuta alla personale adesione ad alcune delle avanguardie pittoriche del ‘900 (Cubismo, Metafisica, Astrattismo geometrico e lirico, come scriveva Maurizio Calvesi, Informale italiano del dopoguerra) e ad alcuni protagonisti che hanno segnato vette ormai parte della storia dell’espressione visiva dell’umanità. Questa possibilità di rappresentare il mondo esterno e quello interiore mediante astratte composizioni di forme, geometrie, colori, campiture, è alimentata dalle visioni della città contemporanea, al pari dello studio ininterrotto che, in occasione della preparazione di uno scritto per il catalogo della personale d’esordio, mi condusse alla rilettura di un intervento del 1995 del filosofo Franco Rella in un convegno multidisciplinare sulla città; egli ricordava come la molteplicità degli orizzonti che si succedono fosse un’intuizione inaugurata da Leopardi nello Zibaldone, a cui Benjamin assegnò uno statuto definito trasformando l’orizzonte da limite invalicabile a soglia da attraversare. Leggendo in quelle pagine del 1821 due entusiaste riflessioni sulla ricchezza visiva della grande città, esperienza nuova per il poeta giunto dal borgo natio di Recanati, fui abbacinato dalla bellezza espressiva e dal nitore intellettuale. Cresciuto all’abitudine del mare e dell’orizzonte come continuo slittamento alla ricerca di un luogo prescelto, riconoscevo in quelle righe la mia adesione e in qualche modo il significato stesso del mio lavoro. La molteplicità di orizzonti che la città mostra allo sguardo indagatore diviene soglia delle possibilità di temporanei confini che sembrano offrire apparenti certezze, già pronte in realtà alla propria stessa dissoluzione, eterna soglia tra passato vissuto e futuro incognito. Riflessioni che ritornano inesauste nel modo di guardare la città e i suoi edifici per carpirne i segreti che si celano oltre gli orizzonti che la luce fa intravedere. Là c'è la vita delle persone, quelle che hanno immaginato e edificato, e quelle che hanno abitato e lo faranno ancora; e c'è anche la bellezza quale modo di pensare, sentire e guardare. Riferimento magistrale è Paul Klee che scrive: <<…l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è…>>. Con lui Mondrian, Sironi, De Chirico, Hopper, Rothko, Fontana, rappresentano il personale scrigno visivo e sentimentale sedimentato sin dalle frequentazioni infantili, ai quali si aggiunge Caravaggio, sconvolgente conoscenza adolescenziale che ancora segna la ricerca in quello spazio tra luce abbagliante ed ombra profonda. Franco Fontana e Luigi Ghirri sono i maestri della fotografia cui esprimo il mio debito più recente, unitamente a Fabio Donato al quale devo la chiarificazione della mia ricerca resasi esplicita così avanti negli anni. Lo scatto che fissa l’attimo dell’apparente visibile nel suo farsi aspira a poter cogliere il mistero che può disvelarsi nel passaggio tra luce e ombra, soglia da attraversare alla scoperta di orizzonti ulteriori alla ricerca della ragione di sé in un luogo del mondo e del proprio tempo.

HANNO SCRITTO
Le fotografie di M.S.C. … rivelano profondità d’ombra, esaltano il colore, fissano dettagli, declamano con enfasi la dialettica spaziale che dà forma alle architetture; mettono in scena il rapporto con i luoghi a partire dal manufatto, spesso dal suo interno, financo dando consistenza a riflessi e rispecchiamenti che restituiscono un paesaggio, mai banale, tra dentro e fuori, tra architettura e natura. … Questa visione fornisce una interpretazione della transizione come intreccio di eccezionalità colte dallo sguardo sempre orientato dell’osservatore. Una transizione fatta di sorprese spettacolari, fantasmagorie formali, illusioni ottiche, ma anche dal sordo risuonare di un angelo che, caduto rovinosamente, improvvisamente percepisce il mondo solo come una casuale e insensata accumulazione di segni. (Enrico Formato, docente di Architettura - 2022)

…I suoi interventi fotografici sono calibratissimi. È sempre alla ricerca del binomio luce-taglio. Insegue la luce con i suoi bagliori, le sue effervescenze, le sue trasparenze. Sostanzia nel taglio il peso delle sue attenzioni architettoniche, dei suoi calcoli, delle sue equilibrate determinazioni. Indaga sulle ombre, lavora sui dettagli, sulle pieghe degli edifici, sulle aggettazioni, sulle rientranze, studia la luce e le sue deliberate risoluzioni. Controllando il viaggio della luce e gli effetti del suo impatto su le cose, sugli uomini e sulle residenze sa quando operare, quando scattare: l’analisi di un particolare del mondo attraversa echi futuristi, esuberanze iperrealiste, concretezze astratte. Il fiato caravaggesco della macchina fotografica seleziona l’istante, il “frame” che ferma la rivelazione dell’inedito. (Maurizio Vitiello, critico d’arte e art curator - 2018)

Le opere di M.S.C. sono annotazioni di un diario di viaggio dedicato alla memoria, alla sensazione che consegue la visione dello sguardo. La Natura è l’elemento non detto di riprese fotografiche che riprende nel mutare delle luci del giorno, incrinando le ombre a sottolineare i fondamentali dettagli che connotano le sue opere, diventando ombra e luce e rendendoli visibili con effetti pittorici senza pennello. Le sue riprese fotografiche colgono l’attimo nel suo farsi, alcune trapassano l’Iperrealismo per entrare nell’ambito visivo di sapore duchampiano, di pura adesione post futurista. (Mimma Sardella, storica dell’arte e art curator - 2018)


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